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PUBBLICAZIONI

Il libro, scritto da Mario Lepore, raccoglie poesie, racconti e aneddoti che lo hanno vista protagonistaRISTAMPA DEL LIBRO “LE MIE PAROLE” di MARIO LEPORE
Nuova Comunicazione globale Editore – Venafro - 2003
Il libro, scritto da Mario Lepore, raccoglie poesie, racconti e aneddoti che lo hanno vista protagonista. Nella premessa, Mario Lepore spiega il senso dei suoi scritti: Il libro è suddiviso in due parti, come il giorno e la notte. Le poesie ricordano la notte, oscura e misteriosa. I racconti il giorno, chiaro e luminoso.
Insieme, giorno e notte, rappresentano le due facce del tempo, del ritmo incessante delle stagioni. Sono legate in modo indissolubile dalla forza del divenire: eros e thanatos (amore e morte), luce e buio.
Le parole sono l’uomo. Custodiscono la sua più alta testimonianza. Sono forse l’unica consolazione della sua amara solitudine. Le parole si cibano del nulla e dell’infinito. Di poco e eterno, di rumore e silenzio. La loro traccia rimane attraverso un libro o una qualsiasi opera d’arte, oltre l’implacabile morte. Rappresentano l’unico modo per scacciare il bisogno, la spazzatura del vivere giorno dopo giorno.
Attraverso le parole l’uomo conosce e comunica. Esprime virtù, ragione e sentimento. In fondo le parole non sono semplici suoni, ma soprattutto immagini, gesti e movimenti. Le parole sono il respiro, il gusto e gli odori. Le parole sono i colori. Perciò rappresentano l’essenza stessa della vita, il suo punto d’origine e la sua fine.
Le parole sono la più alta forma di comunicazione, soprattutto attraverso le pagine di un libro. Fino a quando un giorno tutto si perderà. E più niente rimarrà. Neanche un’ombra o una piccola traccia tra le galassie.
Un giorno lontano finirà anche la Poesia. È comunque certo che “La Parola” sarà l’ultima a morire. Sarà l’ultima parte dell’uomo a rimanere ancora in vita, la sua ultima traccia prima del grande salto nel buio, quando rimarrà un unico buco senza fine, né principio. E tutto sarà senza più un briciolo di spazio e di tempo. E di luce.
Ipotesi interpretativa e storia degli scacchi più antichi d'Europa
GLI SCACCHI DI VENAFRO - Ipotesi interpretativa e storia degli scacchi più antichi d'Europa – a cura di ANTONIO SORBO – Volturnia Edizioni - 2020
Contributo economico per la stampa del libro
Il libro è una raccolta degli atti di un interessante convegno organizzato a Venafro dall’Associazione “Città Nuova” il 9 settembre 2019, che ha visto la partecipazione di importanti relatori i quali, ognuno per le proprie competenze e conoscenze, hanno dato un contributo significativo e di spessore sull’argomento. Nella Introduzione al testo di Antonio Sorbo, si legge: “Inserendo la voce “scacchi di Venafro” su qualsiasi motore di ricerca di internet vengono fuori oltre centomila pagine in cui, in un modo o nell’altro, si parla di questi importanti reperti, unici nel loro genere, rinvenuti in località Chiaione, nei pressi della Cattedrale di Santa Maria Assunta, circa cento anni fa. Subito dopo il loro ritrovamento, nel 1932, furono consegnati al Museo Nazionale di Napoli dove, senza essere esposti, sono stati custoditi per decenni. Poi, per fortuna, nel 2012 sono tornati al luogo d’origine e da allora sono esposti presso il Museo Archeologico di Santa Chiara a Venafro, dove occupano un posto di rilievo tra i numerosi e preziosi reperti attraverso i quali si racconta la storia antica della Città e del suo circondario. Gli “scacchi di Venafro” sono dunque reperti archeologici di grande valore, a lungo considerati i più antichi trovati in Europa”…
“L’obiettivo di queste pagine, oltre a quello di lasciare traccia di un importante evento culturale, è soprattutto quello di far comprendere a quanti le leggeranno l’importanza di questi reperti e dare un contributo alla conoscenza degli scacchi di Venafro e di alcuni aspetti, tra cui il grande valore educativo e formativo, di un nobile e antico gioco che più di mille anni fa, come dimostra il ritrovamento dei pezzi venafrani, veniva praticato anche nella nostra città, nella Valle del Volturno, in Molise. Infine mi piace pensare che la lettura dei pregevoli interventi ospitati in questa pubblicazione renda consapevoli i lettori che gli scacchi sono più di una semplice disciplina sportiva. In fondo, come affermava lo scrittore, giornalista, poeta e drammaturgo austro-britannico Stefan Zweig, “non è già offendere in modo ingiurioso il chiamare gli scacchi un gioco?”.


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